Nella sera di aprile a Bologna, mentre la pioggia battiva contro i vetri del centro storico, Giulia si svegliò di soprassalto. Doveva essere a Palazzo d’Arcore entro mezz’ora per firmare i documenti per la sua assunzione, un momento cruciale per il suo futuro. Ma qualcosa non andava: la sveglia non aveva suonato, il suo orologio era fermo da giorni, e ora il cielo si era fatto grigio e minaccioso. Con il cuore che batteva forte, si precipitò in corridoio, cercando di infilare le chiavi nella borsa, ma il treno per la stazione era appena partito. Non c’era tempo di ripensarci. Corse lungo il marciapiede bagnato, fendendosi tra le ombre dei palazzi antichi, finché non vide le luci gialle di un’auto che si fermava proprio davanti a lei. Era un Radio Taxi, con il cartello “24 ore” lampeggiante sul tetto. Senza esitare, Giulia ci salì, ancora tremante per la paura di essere in ritardo.
Una volta a bordo, si sistemò sul sedile posteriore, cercando di riprendere fiato mentre l’autista, un uomo di mezza età con gli occhi attenti e un sorriso rassicurante, accendeva il tassametro. “Destinazione?” chiese con voce calma. “Palazzo d’Arcore, in via Farini. Per favore, veloce.” Giulia annuì, fissando la finestra e osservando le strade che scorrevano veloci. Il traffico era sparso, ma l’autista non perse tempo: prese la tangenziale, poi un atrio poco trafficato, e di colpo la città si aprì davanti a loro come un varco d’oro. “Ce la facciamo,” disse, controllando l’orologio. “Arrivo tra cinque minuti, tranquilla.”
Quando l’auto si fermò di colpo davanti all’ingresso principale del palazzo, Giulia non aveva ancora finito di ringraziare l’autista quando la porta si aprì e una donna in giacca elegante la attendeva, sorridente. Era la responsabile del personale, che l’aveva vista arrivare proprio in tempo. “Giulia, perfetto! Siamo in ritardo per la firma, ma ormai sei qui. Entra, per favore.” Giulia, ancora incredula, ringraziò ancora l’autista, che nel frattempo era già ripartito, il tassametro spento, il cartello giallo ancora acceso. “È stato un piacere aiutarla,” disse con un cenno del capo. “Ma la prossima volta, non si preoccupi: il nostro servizio è sempre qui, giorno e notte.”
E mentre Giulia varcava la soglia del palazzo, con in mano il fascicolo che avrebbe cambiato la sua vita, sentì un senso di gratitudine profonda. Non era stato solo un taxi a salvarla, ma un’isola di affidabilità in un mare di imprevisti. In quella sera piovosa, a Bologna, il Radio Taxi 24 non era stato solo un mezzo di trasporto: era stato un salvato, un anello di congiunzione tra il caos e la sicurezza, tra la disperazione e la speranza. E per chi lo usava, era molto di più di un semplice servizio: era pace della mente.










